LE GAMBE GONFIE

da | Apr 21, 2021

Qualche settimana fa ha preso appuntamento una signora per le gambe gonfie. Chiamiamola Sig. X.

Le era stato detto che mi occupo di gambe gonfie e voleva che la trattassi e soprattutto voleva che lo facessi subito.

Come è mia abitudine le ho chiesto di portare gli eventuali accertamenti fatti ma non li ha trovati. Mi ha solo raccontato che in passato “aveva avuto un linfedema”.

Intanto questa affermazione mi ha fatto capire che la sig. X non aveva le idee chiare su cosa fosse un linfedema che per definizione è un problema cronico. Ma andiamo avanti…

La signora mi ha assicurato di non avere patologie di nessun tipo e di non prendere farmaci abitualmente. Mi ha anche detto di aver preso molti chili in poco tempo, di aver sempre avuto i piedi sgonfi, che le vengono i lividi con facilità e che ha dolorabilità diffusa.

Le ho chiesto di poter valutare le sue gambe ed effettivamente erano presenti lividi e i piedi non erano gonfi. Il segno della fovea era minimo e presentava dolorabilità alla palpazione della parte interna del ginocchio.

Ho spiegato alla signora che alcune cose non tornavano e che per iniziare un trattamento avevo bisogno di una diagnosi precisa.

Come ho ragionato?

La Sig. X non ha subito nessun intervento di asportazione dei linfonodi che possa aver causato una situazione di gonfiore e che mi potesse indirizzare verso un linfedema secondario.

Ho pensato all’iniziale diagnosi di linfedema di cui mi aveva parlato. Quindi gambe gonfie da linfedema primario? E i piedi? Spesso sono interessati…

Problemi cardiaci, renali ecc? La Sig ha dichiarato di essere così da qualche anno e di avere fatto accertamenti che non hanno evidenziato problemi organici.

Problemi venosi? Esclusi anche quelli da un ecocolordoppler.

Quindi? Che fare? Come la tratto se non so cos’ha?

Ho cercato con molta calma di spiegare alla signora che le sue gambe gonfie hanno bisogno di una diagnosi e che il trattamento cambia in base a quella.

La Sig. X è apparsa parecchio contrariata. Voleva uscire dallo studio sapendo perché le sue gambe erano gonfie. Ho spiegato di non essere un medico e di non poter fare una diagnosi ma di essere perfettamente in grado di capire quando è necessaria una valutazione specialistica.

Il fatto di dare un “nome e cognome” anziché un generico “gambe gonfie” è soprattutto nell’interesse della persona stessa che ha diritto di ricevere il miglior trattamento possibile visti anche i costi che il percorso riabilitativo può comportare.

Quale è stato il mio dubbio principale? Ero davanti ad un linfedema come anni prima le era stato detto o in realtà ero davanti ad un lipedema mai diagnosticato?

Qual è la differenza?

La differenza principale è la base patologica.

A grandi linee e giusto per capirci, il linfedema si instaura a causa di una parziale incapacità di trasporto linfatico.

Il lipedema è una malattia del tessuto sottocutaneo che trattiene i grassi creando una situazione di infiammazione tissutale.

Diversi sono anche i sintomi e senza elencarli tutti, nel linfedema spesso sono interessati anche mani e piedi, nel lipedema sono risparmiati e interessati solo se evolve in lipolinfedema. I lividi sono tipici del lipedema così come il dolore e la facilità ad avere lividi. Il linfedema da senso di pesantezza e tensione ma solitamente non è doloroso.

ATTENZIONE!

QUESTE NON SONO TUTTE LE DIFFERENZE MA SOLO LE PIÙ’ COMUNI

Cosa cambia nel trattamento?

Cambiano soprattutto le tempistiche e le indicazioni che vengono date.

Nel linfedema i trattamenti devono essere quotidiani mentre nel lipedema possono essere anche distanti l’uno dall’altro.

La compressione necessaria deve essere valutata diversamente e tenere conto della dolorabilità maggiore del lipedema.

I risultati attesi possono essere maggiormente soddisfacenti nel linfedema e meno nel lipedema.

Una diagnosi chiara permette anche a me come terapista di poter essere chiara su cosa posso o non posso fare e per stabilire con la persona che ho di fronte un’alleanza terapeutica basata soprattutto sulla fiducia.

Non è questo un aspetto da poco sapete? Quando si parla di patologie croniche e potenzialmente progressive, avere un buon rapporto con chi ci sta curando è di importanza fondamentale.

Da qui anche l’importanza di lavorare in equipe: medico, fisioterapista, tecnico ortopedico, nutrizionista ecc.

Poco importa a mio avviso da chi si va prima. Quello che importa è che ognuno di loro abbia chiaro che il benessere della persona venga al primo posto e che conosca la patologia per la quale ci si rivolge e non tenda a fare azzardi.

Avete le gambe gonfie e venite prima dal fisioterapista come nel caso della mia signora? Non è sbagliato. Sono poi io che valuto se mandarvi dallo specialista.

Andate prima dal nutrizionista che riconosce che il vostro non è solo un problema di alimentazione? Vi invierà dallo specialista per la diagnosi e per darvi un piano adeguato.

Andate prima dallo specialista? Una volta fatta la diagnosi vi indicherà il fisioterapista più adatto e anche il nutrizionista.

Andate da un tecnico ortopedico per comprare delle calze contenitive? Vi indicherà la necessità di valutazione ed eventuale trattamento decongestionante.

GIRA, RIGIRA, C’E’ SEMPRE BISOGNO DI TUTTE LE COMPETENZE!

Così si lavora per il benessere della persona!

Com’è finita con la sig X?

Dopo un’ora e mezza di colloquio in cui le ho dato tutte le spiegazioni del caso, è uscita dallo studio scontenta in quanto non le ho detto perché le sue gambe sono gonfie. Sulla porta mi ha chiesto di farle un massaggio come quello che le ha fatto un’estetista anni fa. Avrei anche potuto accettare e farmi pagare per darle quello che stava chiedendo…

Io però NON sono fatta così e l’ho gentilmente salutata.

IO

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